Inquinamento generato dal mining di criptovalute

Una criptovaluta è un mezzo di scambio come le monete di definizione classica, Euro, USD, ma progettato allo scopo di scambiare informazioni digitali attraverso un processo reso possibile da alcuni principi della crittografia. La crittografia viene utilizzata per proteggere le transazioni e per controllare la creazione di nuove monete.

Come molti sanno, la prima criptovaluta creata fu il Bitcoin ideata da Satoshi Nakamoto nel 2009 e ad oggi ci sono centinaia di altre cryptocurrencies, le cosiddette altcoins, un grande insieme di alternative a Bitcoin come Ethereum, Ripple &C.

Le cryptocurrencies sono mantenute da una comunità di minatori (miners) che hanno istituito tramite i loro computer una partecipazione, validazione ed elaborazione delle transazioni. Questo tipo di moneta è un’alternativa alle valute tradizionali, soprattutto perché si usa unicamente online e non viene sottoposta ad alcun controllo da parte delle banche centrali, ma dipende unicamente dalle transazioni che ne determinano il valore.

A differenza della modalità classica di fare banca, in maniera centralizzata, come fa la Federal Reserve o la BCE, con le criptovalute non c’è nessuno che controlla la quantità di denaro che viene stampato. Esiste un tetto massimo di Bitcoin, che è di 21 milioni circa che rende praticamente impossibile alterare il valore dei Bitcoin.

Ciò che garantisce il corretto funzionamento del sistema Bitcoin è il mining, che è un’operazione onerosa in termini economici (circa 30 terawattora) se si considerano l’hardware e l’elettricità impiegati. Il Bitcoin Energy Consumption Index di Digiconomist ha calcolato che, se l’ecosistema Bitcoin fosse uno Stato, sarebbe sessantunesimo al mondo per consumo elettrico.

Una singola transazione in Bitcoin utilizza un quantitativo di elettricità sufficiente ad alimentare 10 case americane, mentre nel suo complesso l’energia consumata dalla criptovaluta potrebbe soddisfare il fabbisogno di 2,79 milioni di case.

Per sostenere tutta questa potenza di calcolo servono computer sempre più potenti e sistemi di condizionamento per evitarne il surriscaldamento. Per soddisfare le necessità energetiche sono nate le Server Farm, ossia interi campi in cui viene prodotta energia elettrica generata da centrali a carbone che vanno a costituire le cosiddette “miniere”.

La larga diffusione delle miniere ha prodotto un sensibile aumento delle emissioni di CO2.Secondo le stime di Bloomberg, infatti, i computer necessari a creare e sostenere Bitcoin richiedono la stessa quantità di energia elettrica di 30 reattori nucleari in funzione a pieno regime ogni giorno e secondo gli esperti dell’università di Cambridge il consumo energetico continuerà ad aumentare in maniera massiccia.

I paesi in cui le miniere sono più diffuse quindi, come la Cina che ospita 6 tra le maggiori farm, si stanno rivolgendo sempre più ad energie rinnovabili, dall’idroelettrico al fotovoltaico, per essere in linea con le recenti politiche di decarbonizzazione dei processi e essere quindi più appetibili sul mercato.

Recenti studi sull’utilizzo del fotovoltaico hanno evidenziato come esso in condizioni favorevoli possa garantire la produzione di energia elettrica a costi inferiori rispetto alle fonti tradizionali. Per cui il solar-Bitcoin potrebbe sia limitare l’inquinamento da CO2 che abbassare il costo delle attività informatiche.

By |2018-10-04T06:32:18+00:00ottobre 4th, 2018|NEWS|Commenti disabilitati su Inquinamento generato dal mining di criptovalute

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