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I principali stati inquinati in USA ed Europa

Quello delle emissioni di carbonio, e in generale dell’inquinamento atmosferico, è un problema che riguarda tutto il mondo e che cresce di anno in anno. Stando all’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tre milioni di persone muoiono ogni anno per l’esposizione all’inquinamento dell’aria del luogo in cui vivono. Solo l’8% della popolazione mondiale ha il privilegio di respirare aria buona, mentre il restante 92% vive in zone dove l’inquinamento atmosferico supera il limite massimo fissato dall’Oms.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) sulla scorta dei primi dati nazionali presentati nell’ambito della nuova direttiva Nec (approvata nel 2016) sulla qualità dell’aria, spetta alla Cina il discutibile primato come Paese più inquinante al mondo. Con il 29,5% di emissioni di gas serra, la Repubblica Cinese produce circa un terzo dell’inquinamento globale.  Alle spalle di Pechino c’è l’altra super potenza mondiale: gli Stati Uniti appena usciti dall’accordo di Parigi sono responsabili del 14,3% delle emissioni totali. Il Vecchio Continente però non è da meno. L’Unione europea, infatti, in tutto inquina per il 9,6%, con la sola nota positiva dell’Italia, che fa registrare “solamente” lo 0,98% nel totale di emissioni di gas serra. Più staccati ci sono poi l’India (6,8%), la Russia (4,9%) e il Giappone (3,5%).

Restando in Europa, nel 2015, 11 paesi europei hanno sforato i tetti nazionali per l’inquinamento atmosferico da agricoltura e trasporti.  Dai dati risulta che, nel 2015, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Spagna e Svezia hanno superato i limiti per uno o più inquinanti. Di questi paesi tutti, fatta eccezione per Ungheria e Svezia, hanno chiesto alla Commissione – come consentito dalla direttiva – di tenere conto di attenuanti specifiche e poter correggere al ribasso i dati. La direttiva prevede il monitoraggio delle emissioni di ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca, anidride solforosa e particolato fine (Pm2.5). Il Pm2.5 è il cosiddetto particolato fine: polveri che hanno un diametro inferiore a un quarto di centesimo di millimetro e che se respirate possono arrivare fino ai polmoni.

Secondo le tabelle pubblicate dall’Aea, 18 stati membri Ue rischiano di non centrare gli impegni di riduzione fissati per il 2020, numero che aumenta a 22 se si considerano gli impegni al 2030. Per quanto riguarda l’Italia, i problemi principali potrebbero arrivare con l’obiettivo sui composti organici volatili non metanici (come solventi e diluenti per carburanti) sia al 2020 che al 2030, e per i target sull’ammoniaca e il particolato fine al 2030.

Per quanto riguarda l’Europa, l’ OMS ha stilato una classifica delle 50 città più inquinate. Di queste, 33 sono polacche, 9 bulgare e 5 ceche. Sul podio ci sono le città polacche di Zwiec e Pszczyna, seguite dalla bulgara Dimitrovgrad. Nella graduatoria dei centri più inquinati si trovano anche tre comuni italiani: Soresina, Settimo Torinese e Brescia al top tra le città con maggiori emissioni di PM10. Gli USA guiderebbero la classifica delle emissioni di carbonio, al di sotto solo della Cina.

La maggior parte dei paesi come gli Stati Uniti ha un’economia che prospera sulla produzione e diverse industrie in tutto il paese producono utilities che contribuiscono notevolmente agli scambi economici e forniscono occupazione a molti cittadini degli Stati Uniti. Queste industrie sono comunque una grande fonte di inquinamento a causa dei prodotti di scarto come rifiuti chimici e fumi tossici che vengono rilasciati nell’ambiente. Anche le centrali elettriche svolgono un ruolo importante nell’inquinamento industriale e insieme alle industrie pesanti rappresentano la fonte di quasi l’80% di tutte le emissioni di gas serra. Alcuni stati sono noti per essere stati industriali e hanno un gran numero di industrie grandi e robuste. Oltre all’occupazione che queste industrie forniscono a livello lavorativo, inquinano molto l’ambiente inducendo una scarsa qualità dell’aria con le complicazioni sanitarie ad essa connessa. Gli Stati che hanno meno industrie e impianti di produzione sono meno inquinati e hanno una minore quantità di emissioni di carbonio. Sulla base di un’analisi dei Centers for Disease Control and Prevention sul particolato fine medio giornaliero (ug / m3) rilasciato nell’aria, ci sono alcuni stati USA che sono considerati i più inquinati. L’Indiana è considerata uno dei super inquinanti della nazione, le sue centrali a carbone producono oltre 40 milioni di tonnellate di inquinamento tossico nell’aria. Lo stato dell’Ohio ha diversi stabilimenti produttivi ed è uno degli stati il cui settore di generazione elettrica è decisamente importante. I fumi nocivi emessi dagli impianti e da altre industrie rendono lo stato uno dei più inquinanti. Inoltre, l’Ohio ospita anche una centrale a carbone che contribuisce all’immissione di notevoli quantità di gas serra nell’ambiente. Il Kentucky è al vertice della sua classe per  l’inquinamento dovuto alle centrali elettriche. Lo stato detiene anche il primato per avere uno dei più alti tassi di diagnosi del cancro.

Al contrario di quanto sta avvenendo in altre zone del pianeta, in Africa, in Giappone e soprattutto negli Stati Uniti d’America sono ancora molti i fattori che impediscono e ritardano il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2050 di utilizzare esclusivamente fonti energetiche rinnovabili. Su questo ritardo hanno influito certamente molti fattori come il calo del prezzo del petrolio dei paesi OPEC, ma anche le politiche del neo eletto presidente Trump che alla salvaguardia dell’ambiente ha preferito la crescita industriale.

Diversa la situazione dell’Europa dove, a fronte di un giudizio assolutamente positivo da parte degli esperti del REN21 sul ricorso a fonti energetiche sostenibili, permangono forti dubbi sul modo di far rispettare i limiti delle emissioni di CO2.

By |2018-10-14T06:35:47+00:00ottobre 14th, 2018|NEWS|Commenti disabilitati su I principali stati inquinati in USA ed Europa

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